Verrigni partner del Master della Cucina Italiana

Si è conclusa lo scorso 16 giugno a Creazzo l’edizione 2017 del Master della Cucina Italia con la consueta e suggestiva cerimonia di chiusura che ha visto protagonisti non solo i 16 ragazzi (14 ragazzi e 2 ragazze) aspiranti e futuri chef ma sopratutto la vera eccellenza della cucina italiana.

Il Comitato Scientifico ha scelto un grande professionista, Alfonso Iaccarino del famoso ristorante pluristellato “Don Alfonso 1890” di Sant’Agata sui Due Golfi (NA), per la Lectio Magistralis “Quando il Cibo è Vita”; un esempio di vocazione, talento e grandissima esperienza per la ristorazione di qualità.

Nel suo intervento lo chef Iaccarino ha ripercorso alcune tappe salienti della sua storia di successo, costellata di tante scelte controcorrente:da quella di dedicarsi esclusivamente, con la moglie Livia, al ristorante Don Alfonso 1890 a quella di creare, negli anni 90, una propria azienda agricola biologica e privilegiare sempre le materie prime del territorio, valorizzando quelle produzioni che rispettano i processi naturali, la biodiversità e il lavoro dell’uomo.

L’importante è essere tenaci nel perseguire i propri sogni dice lo chef aggiungendo:

“L’uomo è fortunato quando riesce a fare ciò che ama. Io questo lavoro me lo sono scelto, me lo sono creato e ho combattuto per farlo al meglio”

E poi, ancora, l’attenzione alla natura e alla biodiversità

“Voi che sarete i futuri cuochi dovete trasmettere il valore delle piccole produzioni, della ricerca del genuino”.

Una ricerca, quella della cucina della salute, fondamentale nel percorso di Iaccarino e per il comitato scientifico del Master che seleziona con particolare attenzione le materie prime e i produttori partner tra cui ci siamo anche noi: Verrigni; onorati di essere presenti in un contesto così importante di formazione e sopratutto felici di far conoscere un prodotto davvero  artigianale e di grande qualità come la nostra pasta fatta con grano esclusivamente italiano.

TRE VOLTE PACCHERO VERRIGNI Master della Cucina Italiana 2017

Tutti i membri del comitato scientifico: Sergio Rebecca (presidente di Esac Spa), Massimiliano Alajmo (chef 3 Stelle Michelin), Mauro Defendente Febbrari (medico e nutrizionista) e Raffaele Alajmo (CEO di Alajmo Spa) hanno dato messaggi/consigli differenti ai ragazzi giunti alla fine del percorso di formazione ma sono stati unanimi nel affermare che:

“Questa scuola è nata per essere piccola, agile, senza condizionamenti. Il nostro obiettivo non è indottrinare i ragazzi ma far conoscere loro personalità diverse e libere, perché loro stessi acquisiscano quell’apertura mentale che rende liberi di scegliere e consapevoli del proprio futuro”.

Questo è quanto si chiede agli allievi del Master della cucina Italiana, che ora porteranno questi stimoli nel loro percorso professionale.

 

Il Master della Cucina Italiana è il più ambito percorso di alta formazione culinaria a livello nazionale. Un vero e proprio punto di riferimento per i giovani che desiderano intraprendere la carriera di chef e per i ristoranti d’eccellenza alla ricerca di giovani professionisti dotati di grande competenza ed esperienza nel settore. Un percorso formativo di alta specializzazione, con la partecipazione dei migliori chef, professionisti di gastronomia, pasticceria e sommellerie. Il Master è diviso in due fasi: una prima fase residenziale della durata di 5 mesi, in cui gli studenti frequentano lezioni sia teoriche che pratiche; una seconda fase pratica in cui agli studenti hanno la possibilità di svolgere almeno 4 mesi di tirocinio in un prestigioso ristorante italiano. Il master vanta un primato assoluto: ben il 95% dei giovani chef entra nelle cucine dei migliori ristoranti stellati, sia italiani che internazionali.

Contemporaneamente alla chiusura dell’edizione 2017, si aprono ufficialmente le iscrizioni al Master della Cucina Italiana 2018, che prenderà il via il 15 gennaio e sarà ancora riservato ad un massimo di 20 allievi. Nelle prossime settimane si raccoglieranno le candidature, che poi saranno sottoposte ad una attenta selezione, al termine della quale verrà creata una nuova, promettente, “brigata di allievi”, pronta per affrontare questo impegnativo percorso nell’alta formazione.

Info sull’edizione 2018 in questo link www.mastercucinaitaliana.it

Frittelle di Spaghetti Verrigni con miele allo zafferano

Grazie alla nostra cara Monica Bergomi per questa buonissima ricetta.

http://www.lalunasulcucchiaio.it/

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Non ci sono dubbi: la pasta batte ogni altra pietanza per presenza sulle nostre tavole, ogni anno gli italiani ne mangiano poco meno di 26 chili a testa: tre volte più degli americani e cinque volte più di tedeschi e spagnoli.

I famosi spaghetti con la pummarola ci contraddistinguono in ogni angolo del pianeta.

Di certo questo cibo si può considerare un’ottima soluzione anche contro lo stress, il famoso comfort food per eccellenza che riesce a mettere di buonumore.

Inoltre la pasta contiene vitamine del gruppo B: soprattutto la B1 è fondamentale per il corretto funzionamento del sistema nervoso.

Senza dimenticare, a questo proposito, che dall’amido della pasta si libera  glucosio, che favorisce la sintesi della serotonina, il neurotrasmettitore che ci fa provare una sensazione di benessere.

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Spaghettoro Verrigni, aglio, olio, prezzemolo, anemoni di mare e un sorso di sake

 

Grazie allo Chef Antonio Bufi e al sito di Identità Golose per questa ricetta

(http://www.identitagolose.it/sito/it/167/15956/ricette-dautore/spaghetto-anemoni-e-sake.html?p=0)

L’idea dietro a questo piatto va di pari passo con la nostra idea di rivalutazione del territorio in cui operiamo, la Puglia, soprattutto quella che ha a che fare con l’utilizzo di ingredienti poverissimi e dimenticati, lontani dalle preparazioni mainstream, che tanto hanno contribuito a creare l’iconografia della nostra gastronomia. Abbiamo utilizzato un ingrediente comune tra la gente di mare e i pescatori ma ahimè dimenticato altrove: gli anemoni!

Nel leccese, soprattutto, venivano passati in farina e uovo e poi fritti. Noi facciamo una comunissima aglio olio e prezzemolo, nella quale facciamo finire di cuocere lo spaghetto che poi mantechiamo con gli anemoni e alla fine un goccio di sake Honjozo-shu che rende il sapore più rotondo e conferisce un’evoluzione all’assaggio. Mi piace molto utilizzare questo formato di pasta perché ha una struttura straordinaria, frutto di una trafilatura lentissima e dei grani utilizzati: la sua rugosità permette alla salsa di avvolgere tutto lo spaghetto, lasciando una sensazione di lussuria sulle labbra e al palato.

Spaghettoro Verrigni, aglio, olio, prezzemolo, anemoni di mare e un sorso di sake

Ricetta per 4 persone

Ingredienti
320 g Spaghettoro Verrigni
100 g anemoni di mare
150 g brodo di pesce precedentemente preparato (di cicale è l’ideale)
15 g succo di limone
pepe, olio, prezzemolo, pecorino romano a piacere

Antonio Bufi in un intenso primo piano di Danilo Giaffreda (Il Ventre dell'Architetto)

Antonio Bufi in un intenso primo piano di Danilo Giaffreda (Il Ventre dell’Architetto)

Procedimento
Staccare delicatamente gli anemoni dallo scoglio con una palettina o un coltellino (usare i guanti, sono urticanti!). Eliminare i tentacoli sotto l’acqua corrente e lasciarli spurgare. Frullare con 100 grammi di brodo di pesce freddo, olio, prezzemolo, pepe a piacere e il succo di limone.Intanto cuocere lo Spaghettoro in acqua bollente e salata per 7 minuti. In una padella, preparare un fondo con olio, uno spicchio di aglio intero, prezzemolo tagliato a julienne, lasciar rosolare leggermente e aggiungere i 50 grammi di brodo rimanenti. Emulsionare sulla fiamma e intanto scolare gli spaghetti e lasciarli cuocere per altri 5 minuti nell’emulsione così preparata. Lontano dal fuoco, saltare con la crema di anemoni e del pecorino romano.

Servire versando un goccio di sake nel piatto e lasciar mantecare direttamente dal commensale.

Verrigni torna al BIOFACH 2017 di Norimberga

Torna a Norimberga dal 15 al 18 febbraio l’appuntamento con BioFach, la fiera internazionale del mondo biologico.

Il Salone Leader Mondiale degli Alimenti Biologici BIOFACH e il Salone Internazionale della Cosmesi Naturale VIVANESS saranno nuovamente insieme nei padiglioni del Centro fieristico di Norimberga. Il congresso BIOFACH punterà i riflettori sui temi della varietà e della responsabilità ma anche su quelli relativi alla sostenibilità, alla politica e alla scienza. Mentre il congresso VIVANESS sarà focalizzato su quattro aree tematiche: mercati ed analisi, commercio e vendita, customer insight e comunicazione e infine design e performance. Per il 2017 sono stati pensati quattro cluster tematici: “Novità e tendenze”, “Provare e scoprire”, “Sapere e imparare” e “Conferenze”. La continua crescita del settore biologico negli ultimi anni ha dato valore e opportunità a tanti nuovi operatori e ha incontrato le richieste dei consumatori.  I prodotti da agricoltura biologica proposti, provengono sia dai Paesi Europei che da quelli Extraeuropei. Olfatto,  udito, vista, gusto, tatto – immergersi con tutti i sensi in un’atmosfera di fiera leader a livello mondiale per il settore biologico dove Verrigni non poteva mancare.

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Dal 15 al 18 febbraio 2017 l’Antico Pastificio Artigianale abruzzese Verrigni, dopo qualche anno di assenza, torna ad esporre i suoi nuovi formati di pasta biologica oltre alla linea Demeter che rappresenta la costante attenzione anche all’agricoltura biodinamica. Biologico per Verrigni non è solo un’etichetta bensì una convinzione, uno sguardo attento alla qualità ed alla salute. I nuovi formati realizzati con grano Cappelli, farro e kamut si distinguono per bontà, per le forme particolari  e per la lavorazione a bassa temperatura che rispetta le materie prime non alterandole e conservandone fragranza e caratteristiche organiche.

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Biofach sarà anche occasione per presentare il progetto Verrigni – Daunia&Bio LA PASTA DEL TRATTURO. Una pasta realizzata con grano Cappelli che proviene dalla regione della Daunia in Puglia ed attraverso l’antico corso del tratturo giunge e viene lavorato in Abruzzo da Verrigni.
BIOLOGICO SECONDO VERRIGNI

Verrigni vanta una lunga tradizione nel campo del biologico; la produzione di pasta biologica infatti inizia verso la fine degli anni settanta quando soltanto in alcuni mercati esteri  si presta attenzione a affinché le materie prime corrispondano alle esigenze di una dieta che prediliga semole di grano duro (ma anche farro, Kamut ed altre sementi particolari) biologico coltivato cioè senza concimi chimici, diserbanti, pesticidi ed anticrittogamici .Tali materie prime forniscono all’organismo sostanze naturali indispensabili per una corretta ed equilibrata alimentazione, specie nella linea integrale. Per queste ragioni il pastificio abruzzese spinge fortemente l’utilizzo del solo prodotto biologico per realizzare i suoi formati di pasta integrale: integrale significa appunto usare il chicco nella sua interezza, guai a pastificare con la superficie esterna di un chicco trattato chimicamente nei campi, di salutare avrebbe ben poco.L’essiccazione, sempre a bassa temperatura con conseguenti lunghi tempi di preparazione,, contribuisce  a non alterare le caratteristiche naturali dei grani   evitando che si inneschino meccanismi di trasformazione dell’amido che sono antitetici alla filosofia salutista del mondo biologico ( ma anche degli appassionati della buona cucina).

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La selezione e le miscele dei migliori grani duri, l’utilizzo dell’acqua pura del Gran Sasso d’Italia e delle trafile in bronzo ed oro,  il metodo di lavorazione, necessario per conservare integra la struttura amidacea della pasta (preservando i naturali processi di micro-fermentazione) tutto  dona  il  sapore della buona pasta di una volta ai prodotti Verrigni,  garantendo superbamente la capacità di assorbimento dei condimenti. Naturale genuinità, caratteristico sapore, alto valore nutritivo, introducono, a buon diritto, la “Pasta Verrigni” nella rosa delle migliori paste italiane e il suo consumo, sempre più crescente anche in molti paesi europei ed extraeuropei, è la testimonianza palese della bontà del prodotto. Verrigni ha conseguito la certificazione IFS con il più alto punteggio possibile HIGHER GRADE entrando di buon grado nel panorama delle aziende storiche ma adeguate al loro tempo.

CUCINARE VERRIGNI… 5 passi per gustare il vero sapore della pasta artigianale

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I tempi di cottura riportati in etichetta sono il frutto della collaborazione con alcuni dei più importanti chef Italiani che apprezzano la nostra pasta e la propongono in carta da diversi anni. Questa collaborazione ci ha permesso di stabilire dei tempi di preparazione che rispettino le materie prime impiegate e valorizzino il piatto nel suo insieme.

La tempistica indicata in etichetta è stata stabilita come momento ideale per l’impiattamento del prodotto, ma non rappresenta una indicazione perentoria e tassativa; raggiunta la cottura si può scolare la pasta quando si ritiene opportuno, rispettando il principio che i gusti personali sono soggettivi e meritevoli di pari dignità.

Modalità di cottura della pasta artigianale essiccata a bassa temperatura.

Stiamo parlando di un’operazione che non può essere derubricata a semplice passaggio che precede il condimento e l’impiattamento, ma si tratta di una operazione importante al pari delle successive che necessita di alcune attenzioni:

  1. Quantità d’acqua: per le paste artigianali essiccate a bassa temperatura servono ALMENO 1,5 litri ogni 100 grammi di pasta.
  2. L’acqua deve essere portata a vigoroso bollore e soltanto dopo eventualmente salata, la pasta non va mai cotta in acqua con aggiunta di dado o altri aromi. Il bollore deve essere mantenuto per tutto il tempo di cottura, se il quantitativo di pasta introdotto nell’acqua è tale da comportare un abbassamento della temperatura (diminuzione delle bolle) si deve coprire la pentola.
  3. “Buttata” la pasta va operato un rimescolamento, ma a seguire la pasta va lasciata riposare fino ad almeno due terzi del tempo di cottura.
  4. Al raggiungimento del tempo di cottura la pasta va assaggiata periodicamente (intervalli approssimativi di 30/40 secondi) e va scolata al raggiungimento del giusto grado di consistenza secondo i gusti personali.
  5. Dopo la scolatura la pasta va condita, ma non mantecata; la buona pasta ha un suo sapore che non deve essere coperto dal condimento.

Buon appetito con Verrigni.

 

In Abruzzo è boom di nuove imprese

di Beatrice Corradi, Quotidiano Libero

L’ Abruzzo è la Regione che ha segnato la più alta crescita di start up innovative in tutta Italia. Più 35,7% da fine 2015, su una media nazionale del 21,2%. Appleche e fa sapêne, dice un proverbio abruzzese: mettiti all’opera e otterrai il risultato. E se i giovani all’opera ci si stanno mettendo c’è chi i risultati li ottiene. Come Francesca Petrei Castelli, del Pastificio Verrigni. Il quotidiano inglese The Telegraph ha inserito la loro pasta trafilata in oro nella classifica dei 50 cibi da assaggiare prima di morire. Il pastificio, ci spiega la titolare, ha solo 12 dipendenti tra produzione e uffici e ha saputo convincere chef come Claudio Sadler o Massimiliano Alajmo con l’eccellenza del prodotto.

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(7-10-2016)

Pastificio Verrigni: mani (d’oro) in pasta

di Marilena Del Fatti, BusinessPeople.it

Cancellare un secolo di storia al servizio delle grandi aziende per promuovere l’orgoglio del proprio marchio, ricco di innovazione e sapienza antica: così il pastificio abruzzese si è affermato nelle cucine dei migliori chef. Anche grazie all’inimitabile trafilatura nel metallo più prezioso.

La decisione del quotidiano inglese The Telegraph di inserire la loro pasta trafilata in oro nella classifica pubblicata a inizio luglio dei “50 cibi da assaggiare prima di morire”, è solo l’ultima conferma in ordine di tempo della considerazione di cui gode in Italia e all’estero il pastificio Verrigni. E non rappresenta certo una sorpresa, visto che la sua pasta ha saputo convincere chef del calibro di Massimiliano Alajmo, Daniele Zunica, Massimo Bottura, Mario Uliassi, Moreno Cedroni, Giuseppe Cuttaia, Claudio Sadler e Arcangelo Dandini. Merito della determinazione con cui Gaetano Verrigni e Francesca Petrei Castelli hanno saputo attenersi a un’interpretazione del made in Italy, che si può sintetizzare nel concetto «solo materia prima italiana lavorata in Italia», ma anche della loro capacità di continuare a innovare e ampliare la propria offerta pur mantenendosi nel solco della tradizione centenaria dell’azienda di famiglia.
Il pastificio Verrigni è, infatti, uno dei più antichi tra quelli ancora attivi in Abruzzo. La sua storia comincia nel 1898, quando Luigi Verrigni decide di affiancare all’attività di trasportatore anche una produzione di paste artigianali che, quasi subito, incontrano la preferenza delle nobili famiglie di Rosburgo, l’odierna Roseto degli Abruzzi (Teramo).

VOGLIA DI SPERIMENTARE
La fama dell’Antico Pastificio Rosetano continua a crescere, tanto che a partire dagli anni ’20 la famiglia decide di dedicarsi esclusivamente alla pastificazione. Per riuscire a soddisfare le sempre più numerose richieste provenienti anche da fuori regione, Gaetano Verrigni, figlio di Luigi, decide di provare a sostituire la tradizionale essicazione all’aperto, e comincia a sperimentare nuovi metodi basati sull’utilizzo di “camerini” dotati di ventilatori a corrente e di fonti di calore che servono a mantenere la temperatura costante sia in estate che in inverno.
Si arriva così all’inizio degli anni ’60 e al trasferimento nell’attuale stabilimento, che coincide con l’inserimento di nuovi macchinari (sostanzialmente quelli ancora in uso oggi) e con l’avvio di una nuova fase di sviluppo. In quegli anni i Verrigni avviano una produzione per conto terzi di pasta biologica a essicazione lenta, che verrà certificata negli anni ’80 e che, fino agli anni ’90, continuerà a essere richiesta ed esportata quasi esclusivamente in Germania, Olanda e nei Paesi scandinavi, in quanto sul mercato italiano la domanda di un prodotto di questo tipo è ancora praticamente inesistente.
L’anno della svolta è il 2008, quando l’azienda passa sotto il pieno controllo di Gaetano Verrigni, esponente della terza generazione, e della moglie Francesca Petrei Castelli. Per il pastificio di Roseto degli Abruzzi si apre una fase di profondo rinnovamento. Viene abbandonata la produzione per conto terzi, il marchio e il packaging vengono rinnovati per costruire un’immagine più fresca e dinamica dell’azienda, viene rivista e ampliata la rete distributiva e si moltiplicano le partecipazioni a fiere ed eventi finalizzate alla promozione del brand e al lancio delle nuove linee di prodotto.
Nel corso degli anni la gamma offerta dal pastificio si arricchisce continuamente di nuove collezioni, come la pasta biodinamica certificata Demeter, le paste aromatizzate, la linea Sine Gluten. Nel 2009 ad accendere i riflettori sull’azienda abruzzese è la presentazione di una linea di pasta trafilata in oro che, ancora oggi, resta una sua esclusiva a livello mondiale.

TRIONFO ESPRESSO
L’Antico Pastificio Rosetano si mantiene al centro dell’attenzione di esperti e cultori del bello e dell’arte del ben mangiare anche grazie alla creatività dimostrata con il lancio delle forme quadrate e del bucatino quadrato, che vanno ad aggiungersi ai formati tradizionali. In fatto di innovazione, Verrigni scrive una pagina totalmente nuova nel 2014, quando decide di provare a cimentarsi con l’esigenza della grande ristorazione di trovare una soluzione che le consenta di coniugare qualità del piatto e velocità di servizio. A indicare questa direzione alla ricerca è Ettore Bocchia, uno dei massimi esperti di cucina molecolare in Italia e chef del ristorante di Villa Serbelloni a Bellagio (Co). Mettendo a fattor comune capacità innovativa e competenze tecniche, il pastificio rosetano mette a punto lo Spaghetto al volo e lo Spaghetto al volo Plus che, grazie alla loro forma trilobata che aumenta la superficie esposta alla permeazione dell’acqua, cuociono rispettivamente in tre e quattro minuti.

Ma è sulla sostanza, e non sulla creatività, che si basa il successo di Verrigni. Oggi come cento anni fa, tutto ha inizio dalla materia prima, una selezione di grani duri, anche nella varietà Kamut e Senatore Cappelli, e di cereali come il farro, sempre di primissima scelta ed esclusivamente italiani. In minima parte provengono dall’azienda agricola di proprietà di Francesca Petrei Castelli a Pineto (Te), il resto arriva da coltivatori di fiducia che si trovano in Abruzzo, Umbria, Toscana e Puglia.
Nella visione di Verrigni due sono i motivi per cui è preferibile puntare sul grano italiano. Il fatto di essere prodotto nel rispetto di precise normative e che, anche quando non si può parlare di km 0, la distanza chilometrica è comunque tale da offrire ampie garanzie in termini di salubrità. E questo senza contare che è anche eticamente corretto nei confronti del consumatore, visto che l’indicazione made in Italy lo induce a ritenere di acquistare una pasta italiana al 100%. Più che a criminalizzare le materie prime provenienti da altri Paesi, l’approccio di Verrigni è orientato a garantire al consumatore la possibilità di scegliere. E questo significa essere quanto più possibile trasparenti e informarlo correttamente, anche specificando la provenienza dei grani utilizzati. E così, quando nel 2011 lancia la linea Verrigni Valentini – realizzata esclusivamente con grano San Carlo prodotto a Loreto Aprutino (Pe), nell’azienda dal pluripremiato produttore di vini Francesco Paolo Valentini – il pastificio abruzzese fa un ulteriore passo in avanti. Per questa collezione viene ideato un packaging tricolore che non solo contiene le indicazioni relative all’anno di trebbiatura, al tipo di grano e alla sua provenienza, e specifica il luogo in cui è stato macinato e dove è avvenuta la pastificazione, ma – in una sorta di lettera aperta al consumatore – spiega anche come Verrigni concepisce e declina il concetto di made in Italy.

ARTIGIANI DEL GRANO
Verrigni ha scelto di continuare ad attenersi a un metodo di lavorazione prettamente artigianale, in cui la meccanizzazione è ridotta all’essenziale e trova un limite invalicabile nel fatto che il contatto del pastaio con l’impasto non deve mai essere snaturato. Tutta la produzione si basa sul tradizionale processo di essicazione a bassa temperatura e in movimento, che viene preferito in quanto consente di valorizzare al meglio le qualità e i contenuti dei grani utilizzati e di offrire le massime garanzie sulla salubrità della pasta prodotta, che mantiene intatte le proprie caratteristiche organolettiche. La pasta viene fatta essiccare all’interno di camerini mobili a temperature comprese tra i 45 e i 50° C, per un tempo che varia in funzione della forma e dello spessore. Si va dalle 18 ore dei formati più sottili fino alle 48 e oltre di quelli più grandi. A differenza di quanto avviene di norma nella pastificazione industriale, dove le temperature possono anche arrivare a 100° C e i tempi di essicazione scendono drasticamente, con questo procedimento l’amido non diventa colloidale, la perdita di lisina e metionina (due importanti amminoacidi presenti nel grano) risulta più che dimezzata e vengono rispettati i naturali processi di fermentazione che conferiscono al prodotto finito una maggiore digeribilità, un inconfondibile sapore e una personalità decisa. Infine, essendo più uniforme rispetto a quella statica, l’essiccazione in movimento conferisce alla pasta una caratteristica amabilità, che è molto apprezzata dagli chef.
Attualmente, Verrigni occupa 20 addetti e produce circa 50 formati di pasta. Tutta la produzione, pari a circa 90 tonnellate l’anno, avviene nello stabilimento di Roseto degli Abruzzi (Te). Fa eccezione la linea Sine Gluten che, per scongiurare il rischio di contaminazioni, è stata affidata a un fornitore esterno. Forse proprio per il modo estremamente rigoroso di declinare il made In Italy, non è stato l’export, bensì il crescente apprezzamento sul mercato italiano a garantire all’azienda Verrigni importanti trend di crescita negli ultimi anni. Nel 2015 il pastificio abruzzese ha incrementato il proprio fatturato del 30% rispetto all’anno precedente, portandolo a quota 5 milioni di euro. L’incidenza delle esportazioni è stata importante, ma comunque limitata al 30%.
Oltre che in Giappone, che è il principale mercato estero, la pasta Verrigni viene oggi esportata anche in Germania, Australia, Canada, Stati Uniti, Singapore, Hong Kong, Russia, Finlandia, Repubblica Ceca, Sud America ed Emirati Arabi.

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Verrigni trafilata in oro tra i 50 cibi da provare prima di morire

The Telegraph ha inserito la pasta Verrigni trafilata in oro tra i suoi “50 cibi da provare prima di morire”. “L’oro” scrive il quotidiano londinese “dona alla pasta una consistenza particolare: cruda, la pasta ha un aspetto vivo; dopo la cottura, la superficie è più levigata, il sapore del grano più intenso, il colore aureo della pasta più ricco.” La nostra pasta è in ottima compagnia: nella selezione anche i limoni di Sorrento, l’aceto di Modena Giuseppe Cremonini, l’olio extravergine Laudemio prodotto in Toscana dalla famiglia Frescobaldi.

http://www.telegraph.co.uk/food-and-drink/features/50-foods-to-try-before-you-die/verrigni-gold-die-cut-pasta/