Chef in Cucina: Gianni Dezio interpreta Verrigni

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Italo Venezuelano dopo aver vissuto per anni a metà tra la sua amata Atri e Calabozo, non ha resistito al fascino del Bel Paese e alla fine ha scelto di restare proprio dove è cresciuto e dove sono le sue radici. Giovane e di grande talento dopo la laurea in Scienze del turismo, si è fatto le ossa prima nel ristorante materno vicino Caracas poi, per un paio d’anni, in un hotel dal sapore più internazionale ma che dopo un po ha cominciato a stargli stretto.

“È stato allora che ho sentito il bisogno di compiere un salto di qualità, potevo andare ad Alma o da Niko e ho scelto l’Abruzzo. Mi ha segnato tantissimo, a cominciare dal pane, che in Venezuela è secondario. Soprattutto mi ha trasmesso concetti e riflessività, più che tecniche specifiche; che un dolce deve pulire, per esempio, o che il menu deve partire dall’amaro o dall’acido. Tutto il senso dell’adesione a un territorio”

La sua cucina racconta i sapori della tradizione e l’anima di un territorio, innovando con genialità piatti dagli ingredienti popolari, ma dall’elevata qualità. Il suo ristorante ad Atri TOSTO dall’atmosfera intima e informale è il suo rifugio, il posto giusto dove potersi abbandonare ai sapori di una cucina autentica, semplice ed elaborata allo stesso tempo; un luogo dove riscoprire quei prodotti locali che a volte si tende a sottovalutare ma che rappresentano un tesoro prezioso di cui una regione come l’Abruzzo è davvero molto ricca. Gianni Dezio è senza alcun dubbio uno tra gli chef più talentuosi d’Abruzzo che ha puntato tutto sulla qualità e sul territorio. E proprio per rilanciare il territorio abruzzese, i suoi talenti e le sue eccellenze che, dallo scorso lunedì 27 marzo su Rete8, canale 10 del digitale terrestre, sono in onda le nuove puntate di “Chef in cucina“. Protagonisti saranno 6 famosi chef abruzzesi e la pasta Verrigni con i suoi formati speciali con i quali ciascun chef realizzerà 5 diverse ricette. A condurre ogni puntata la bellissima e bravissima Jennifer Di Vincenzo. Continue reading

Frittelle di Spaghetti Verrigni con miele allo zafferano

Grazie alla nostra cara Monica Bergomi per questa buonissima ricetta.

http://www.lalunasulcucchiaio.it/

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Non ci sono dubbi: la pasta batte ogni altra pietanza per presenza sulle nostre tavole, ogni anno gli italiani ne mangiano poco meno di 26 chili a testa: tre volte più degli americani e cinque volte più di tedeschi e spagnoli.

I famosi spaghetti con la pummarola ci contraddistinguono in ogni angolo del pianeta.

Di certo questo cibo si può considerare un’ottima soluzione anche contro lo stress, il famoso comfort food per eccellenza che riesce a mettere di buonumore.

Inoltre la pasta contiene vitamine del gruppo B: soprattutto la B1 è fondamentale per il corretto funzionamento del sistema nervoso.

Senza dimenticare, a questo proposito, che dall’amido della pasta si libera  glucosio, che favorisce la sintesi della serotonina, il neurotrasmettitore che ci fa provare una sensazione di benessere.

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VERRIGNI AL TASTE 12 DI FIRENZE CON IL GRANO ITALIANO, BIOLOGICO E BIODINAMICO

 Dall’11 al 13 marzo saremo alla stazione Leopolda di Firenze stand B 14 per la dodicesima edizione di Taste,  un appuntamento unico ed esclusivo per selezione, qualità ed eleganza dei contenuti.
Quest’anno oltre ai formati trafilati in oro e ai nuovi “quadrati” (pennotta, maquadro e qubetto) che hanno reso ancora più vasto e originale il panorama Verrigni, l’attenzione dell’azienda torna in modo efficace sulla materia prima biologica e biodinamica.
Di ritorno dal Biofach di Norimberga, dove la gamma farro, Senatore Cappelli, Kamut e Demeter ( da agricoltura biodinamica) hanno riscosso notevole successo, Verrigni ancora una volta guarda attentamente alla salubrità del buon cibo quanto alla sua bontà.
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Dieci anni fa iniziava la “battaglia” del grano duro italiano del quale ora tutti parlano, finalmente… oggi emerge  la consapevolezza che un’agricoltura più sana fa bene e che bio significa salute.
Ciò che mangiamo rappresenta un investimento nel nostro futuro, per questo al Taste anche la linea biologica va raccontata, spiegata  e proposta per rassicurare il consumatore sull’importanza di selezionare prodotti realizzati con ottime materie prime, frutto di un lavoro attento e consapevole,  possibilimente a chilometro zero.
Proprio quest ultimo concetto è alla base del progetto “LA PASTA DEL TRATTURO“, che vede grano pugliese Cappelli pastificato da Verrigni garantendo la totale tracciabilità sulle orme delle greggi che, durante la transumanza, collegavano queste due regioni vocate alla produzione di grano, alla pastorizia e alla pastificazione.
Insieme alla pasta  Verrigni i  “non solo pasta”  – prodotti per lo più abruzzesi selezionati dall’azienda con competenza ed attenzione – e  la pasta  Verrigni Valentini  che prosegue il suo corso nel sostegno dell’agricoltura abruzzese ed italiana per un vero made in Italy di qualità.  Da fine marzo la nuova produzione frutto della trebbiatura 2016.
Vi aspettiamo!

Spaghettoro Verrigni, aglio, olio, prezzemolo, anemoni di mare e un sorso di sake

 

Grazie allo Chef Antonio Bufi e al sito di Identità Golose per questa ricetta

(http://www.identitagolose.it/sito/it/167/15956/ricette-dautore/spaghetto-anemoni-e-sake.html?p=0)

L’idea dietro a questo piatto va di pari passo con la nostra idea di rivalutazione del territorio in cui operiamo, la Puglia, soprattutto quella che ha a che fare con l’utilizzo di ingredienti poverissimi e dimenticati, lontani dalle preparazioni mainstream, che tanto hanno contribuito a creare l’iconografia della nostra gastronomia. Abbiamo utilizzato un ingrediente comune tra la gente di mare e i pescatori ma ahimè dimenticato altrove: gli anemoni!

Nel leccese, soprattutto, venivano passati in farina e uovo e poi fritti. Noi facciamo una comunissima aglio olio e prezzemolo, nella quale facciamo finire di cuocere lo spaghetto che poi mantechiamo con gli anemoni e alla fine un goccio di sake Honjozo-shu che rende il sapore più rotondo e conferisce un’evoluzione all’assaggio. Mi piace molto utilizzare questo formato di pasta perché ha una struttura straordinaria, frutto di una trafilatura lentissima e dei grani utilizzati: la sua rugosità permette alla salsa di avvolgere tutto lo spaghetto, lasciando una sensazione di lussuria sulle labbra e al palato.

Spaghettoro Verrigni, aglio, olio, prezzemolo, anemoni di mare e un sorso di sake

Ricetta per 4 persone

Ingredienti
320 g Spaghettoro Verrigni
100 g anemoni di mare
150 g brodo di pesce precedentemente preparato (di cicale è l’ideale)
15 g succo di limone
pepe, olio, prezzemolo, pecorino romano a piacere

Antonio Bufi in un intenso primo piano di Danilo Giaffreda (Il Ventre dell'Architetto)

Antonio Bufi in un intenso primo piano di Danilo Giaffreda (Il Ventre dell’Architetto)

Procedimento
Staccare delicatamente gli anemoni dallo scoglio con una palettina o un coltellino (usare i guanti, sono urticanti!). Eliminare i tentacoli sotto l’acqua corrente e lasciarli spurgare. Frullare con 100 grammi di brodo di pesce freddo, olio, prezzemolo, pepe a piacere e il succo di limone.Intanto cuocere lo Spaghettoro in acqua bollente e salata per 7 minuti. In una padella, preparare un fondo con olio, uno spicchio di aglio intero, prezzemolo tagliato a julienne, lasciar rosolare leggermente e aggiungere i 50 grammi di brodo rimanenti. Emulsionare sulla fiamma e intanto scolare gli spaghetti e lasciarli cuocere per altri 5 minuti nell’emulsione così preparata. Lontano dal fuoco, saltare con la crema di anemoni e del pecorino romano.

Servire versando un goccio di sake nel piatto e lasciar mantecare direttamente dal commensale.

PROOF FOOD HONG KONG -Speghetti Verrigni with Bottarga

Menzione speciale dal sito web PROOF FOOD HONG KONG

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While bottarga – a Southern Italian delicacy made from salt-cured, air-dried grey mullet or tuna roe – may not be the most common ingredient to work with, it could be one of the easiest! Sold whole or grated, like this delicious example from Profood supplier Stefano Rocca, bottarga has an intense umami flavour and aroma that’s similar to anchovies, but slightly less salty, and with a silkier texture. The easiest way to showcase bottarga’s unique flavour is to mix it with garlic and breadcrumbs and add to pasta for an extremely quick and easy lunch dish.

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Verrigni torna al BIOFACH 2017 di Norimberga

Torna a Norimberga dal 15 al 18 febbraio l’appuntamento con BioFach, la fiera internazionale del mondo biologico.

Il Salone Leader Mondiale degli Alimenti Biologici BIOFACH e il Salone Internazionale della Cosmesi Naturale VIVANESS saranno nuovamente insieme nei padiglioni del Centro fieristico di Norimberga. Il congresso BIOFACH punterà i riflettori sui temi della varietà e della responsabilità ma anche su quelli relativi alla sostenibilità, alla politica e alla scienza. Mentre il congresso VIVANESS sarà focalizzato su quattro aree tematiche: mercati ed analisi, commercio e vendita, customer insight e comunicazione e infine design e performance. Per il 2017 sono stati pensati quattro cluster tematici: “Novità e tendenze”, “Provare e scoprire”, “Sapere e imparare” e “Conferenze”. La continua crescita del settore biologico negli ultimi anni ha dato valore e opportunità a tanti nuovi operatori e ha incontrato le richieste dei consumatori.  I prodotti da agricoltura biologica proposti, provengono sia dai Paesi Europei che da quelli Extraeuropei. Olfatto,  udito, vista, gusto, tatto – immergersi con tutti i sensi in un’atmosfera di fiera leader a livello mondiale per il settore biologico dove Verrigni non poteva mancare.

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Dal 15 al 18 febbraio 2017 l’Antico Pastificio Artigianale abruzzese Verrigni, dopo qualche anno di assenza, torna ad esporre i suoi nuovi formati di pasta biologica oltre alla linea Demeter che rappresenta la costante attenzione anche all’agricoltura biodinamica. Biologico per Verrigni non è solo un’etichetta bensì una convinzione, uno sguardo attento alla qualità ed alla salute. I nuovi formati realizzati con grano Cappelli, farro e kamut si distinguono per bontà, per le forme particolari  e per la lavorazione a bassa temperatura che rispetta le materie prime non alterandole e conservandone fragranza e caratteristiche organiche.

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Biofach sarà anche occasione per presentare il progetto Verrigni – Daunia&Bio LA PASTA DEL TRATTURO. Una pasta realizzata con grano Cappelli che proviene dalla regione della Daunia in Puglia ed attraverso l’antico corso del tratturo giunge e viene lavorato in Abruzzo da Verrigni.
BIOLOGICO SECONDO VERRIGNI

Verrigni vanta una lunga tradizione nel campo del biologico; la produzione di pasta biologica infatti inizia verso la fine degli anni settanta quando soltanto in alcuni mercati esteri  si presta attenzione a affinché le materie prime corrispondano alle esigenze di una dieta che prediliga semole di grano duro (ma anche farro, Kamut ed altre sementi particolari) biologico coltivato cioè senza concimi chimici, diserbanti, pesticidi ed anticrittogamici .Tali materie prime forniscono all’organismo sostanze naturali indispensabili per una corretta ed equilibrata alimentazione, specie nella linea integrale. Per queste ragioni il pastificio abruzzese spinge fortemente l’utilizzo del solo prodotto biologico per realizzare i suoi formati di pasta integrale: integrale significa appunto usare il chicco nella sua interezza, guai a pastificare con la superficie esterna di un chicco trattato chimicamente nei campi, di salutare avrebbe ben poco.L’essiccazione, sempre a bassa temperatura con conseguenti lunghi tempi di preparazione,, contribuisce  a non alterare le caratteristiche naturali dei grani   evitando che si inneschino meccanismi di trasformazione dell’amido che sono antitetici alla filosofia salutista del mondo biologico ( ma anche degli appassionati della buona cucina).

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La selezione e le miscele dei migliori grani duri, l’utilizzo dell’acqua pura del Gran Sasso d’Italia e delle trafile in bronzo ed oro,  il metodo di lavorazione, necessario per conservare integra la struttura amidacea della pasta (preservando i naturali processi di micro-fermentazione) tutto  dona  il  sapore della buona pasta di una volta ai prodotti Verrigni,  garantendo superbamente la capacità di assorbimento dei condimenti. Naturale genuinità, caratteristico sapore, alto valore nutritivo, introducono, a buon diritto, la “Pasta Verrigni” nella rosa delle migliori paste italiane e il suo consumo, sempre più crescente anche in molti paesi europei ed extraeuropei, è la testimonianza palese della bontà del prodotto. Verrigni ha conseguito la certificazione IFS con il più alto punteggio possibile HIGHER GRADE entrando di buon grado nel panorama delle aziende storiche ma adeguate al loro tempo.

CUCINARE VERRIGNI… 5 passi per gustare il vero sapore della pasta artigianale

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I tempi di cottura riportati in etichetta sono il frutto della collaborazione con alcuni dei più importanti chef Italiani che apprezzano la nostra pasta e la propongono in carta da diversi anni. Questa collaborazione ci ha permesso di stabilire dei tempi di preparazione che rispettino le materie prime impiegate e valorizzino il piatto nel suo insieme.

La tempistica indicata in etichetta è stata stabilita come momento ideale per l’impiattamento del prodotto, ma non rappresenta una indicazione perentoria e tassativa; raggiunta la cottura si può scolare la pasta quando si ritiene opportuno, rispettando il principio che i gusti personali sono soggettivi e meritevoli di pari dignità.

Modalità di cottura della pasta artigianale essiccata a bassa temperatura.

Stiamo parlando di un’operazione che non può essere derubricata a semplice passaggio che precede il condimento e l’impiattamento, ma si tratta di una operazione importante al pari delle successive che necessita di alcune attenzioni:

  1. Quantità d’acqua: per le paste artigianali essiccate a bassa temperatura servono ALMENO 1,5 litri ogni 100 grammi di pasta.
  2. L’acqua deve essere portata a vigoroso bollore e soltanto dopo eventualmente salata, la pasta non va mai cotta in acqua con aggiunta di dado o altri aromi. Il bollore deve essere mantenuto per tutto il tempo di cottura, se il quantitativo di pasta introdotto nell’acqua è tale da comportare un abbassamento della temperatura (diminuzione delle bolle) si deve coprire la pentola.
  3. “Buttata” la pasta va operato un rimescolamento, ma a seguire la pasta va lasciata riposare fino ad almeno due terzi del tempo di cottura.
  4. Al raggiungimento del tempo di cottura la pasta va assaggiata periodicamente (intervalli approssimativi di 30/40 secondi) e va scolata al raggiungimento del giusto grado di consistenza secondo i gusti personali.
  5. Dopo la scolatura la pasta va condita, ma non mantecata; la buona pasta ha un suo sapore che non deve essere coperto dal condimento.

Buon appetito con Verrigni.

 

Zuppa di castagne e funghi porcini con il Qubetto Verrigni, pasta tutta italiana

Grazie Meris Carpis di Vaniglia&Cannella per questa buonissima ricetta.

Siamo arrivati al n. 2 di IFoodStyle, il magazine di IFood, ideato e pensato da persone entusiaste di fare parte di questo gruppo, che amano cucinare, sperimentare, studiare gli ingredienti che possono stare bene insieme, studiare set fotografici.

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Qui vi presento una delle mie due ricette, “La zuppa di castagne e funghi porcini con la pasta Qubetto” del Pastificio Verrigni”. La ricetta la trovate a pag. 143 del Magazine, sotto troverete il link.
Vi parlo del Pastificio Rosetano nel terzo capitolo del Romanzo “Amelia”. Siete stupiti?

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Maccheroni ripieni in brodo

Tra le innovazioni gastronomiche del Medioevo un posto particolare spetta a torte, tortelli, pasticci o pastelli, manufatti alimentari tanto semplici quanto geniali, dal duplice scopo di contenere e cuocere un ripieno.
Nel XII sec. le torte e i ravioli compaiono nel menù settimanale degli eremiti di Camaldoli che le definirono ironicamente come “creazioni golose”.
Certo la sottile sfoglia di pasta all’uovo che racchiude un delizioso ripieno, forgiata mille modi diversi, fa parte della nostra tradizione alimentare e non manca mai sulle nostre tavole. Ma perché non proporre in tavola una pasta secca farcita, per così dire un maccherone che crede di essere un raviolo?

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Pasta Verrigni e non solo al primo #verrignitour in Abruzzo

di Monica Bergomi (da La luna sul cucchiaio)

Alcuni odori restano nella memoria, sono quelli che ti invadono nel profondo fino a percepirne il sapore. Non c’è niente di più memorabile di un semplice odore di pasta in grado di far scorrere davanti agli occhi le immagini dei campi di grano maturo con le spighe che si muovono al vento. La storia della pasta è una storia lunga secoli durante i quali l’oro dei mugnai si è trasformato nel piatto forte della tradizione millenaria.
Dosaggio, impasto, estrusione, trafilatura ed essiccazione. Queste le fasi di un processo in cui l’ingrediente principale è la passione.

La pasta ha una sua personalità: trafilata, dura o tenera, avvolgente, larga o stretta, ed è esaltata dal condimento. Entrambe concorrono al successo di un piatto. La pasta un po’ di più: non c’è sugo che tenga, se la pasta non ha carattere, spessore e forma.
(Luciano De Crescenzo)
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E mentre verso la pasta nell’acqua giunta a bollore quel profumo di grano mi fa rivivere lo splendido viaggio nel mondo della pasta Verrigni, un’esperienza diversa il primo VERRIGNITOUR in cui è proprio lo splendido prodotto dell’ Antico Pastificio Rosetano a raccontarsi attraverso la simpatia e la semplicità di Francesca Petrei Castelli che dal 2007 con Gaetano Verrigni, terza generazione della famiglia di pastai, decidono di rilevare interamente marchio e azienda dai parenti e dare una svolta all’Antico Pastificio Rosetano, iniziando con un restyling grafico che riporta in auge il nome di famiglia e un packaging inedito.

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L’antico pastificio, alle porte di Roseto degli Abruzzi, ha iniziato a produrre pasta nel 1898, essiccandola al sole d’estate, su canne di bambù, e in ‘camerini’ con ventilatori e fonti di calore d’inverno. Negli anni ’60, il pastificio Verrigni, nonostante la produzione si mantenga su livelli di artigianalità e il mercato rimanga locale, si sposta in una sede più grande, la stessa attuale, e si dota di nuovi macchinari che, in neanche vent’anni, permettono a Verrigni di crescere e orientarsi tipicamente alla produzione conto terzi.

Dal 2008 decide di puntare inderogabilmente sul grano duro italiano, in parte proprio, coltivato nell’azienda agricola di Francesca, in parte acquistato da coltivatori di fiducia delle regioni limitrofe, in parte perfino quello biologico dell’amico Francesco Valentini. Non mancano varietà come Kamut e Senatore Cappelli proposte in purezza. Il grano viene poi macinato a pietra in mulini di fiducia, sempre nei pressi delle coltivazioni, e la semola impastata con la sola acqua proveniente dalle sorgenti del Gran Sasso talmente pura da poter essere definita oligominerale. Il ciclo produttivo è lo stesso delle origini, ma con piccole ottimizzazioni sulle tempistiche, sulle temperature e sugli stessi macchinari, che però ancora gli stessi degli anni ’60.

Il segreto dei prodotti del pastificio Verrigni è nelle lavorazioni, le stesse di 50 anni fa. L’essiccazione avviene a bassa temperatura 45/50°C in movimento e non su vassoi statici, questo permette un’essiccazione veramente uniforme sull’intera produzione ed evita le microfermentazioni che potrebbero affliggere la pasta. Qui il processo dura dalle 20 alle 60 ore a seconda del formato. Subito dopo la trafila la pasta viene sottoposta a un processo di estrazione dell’umidità presente sulla superficie della pasta, il che permette all’umidità interna di passare all’esterno durante la fase di riposo che precede l’essiccazione.

A proposito di trafila, tutti i formati di Verrigni sono trafilati al bronzo, ma il pastificio rosetano è anche l’unico al mondo a proporre formati di pasta trafilati in oro.
lo Spaghettoro poi il celebre Fusilloro e nel 2011 i Quadri, rivisitazione dei maccheroni ma con sezione quadrata, per così dire spigolosa che regalano nuove sensazioni di masticabilità alla pasta. Si resta incantati ascoltando Massimo Di Felice, quality manager del pastificio Verrigni, che coccola, nel vero senso della parola, l’intera produzione.

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Ma questo viaggio coinvolgente nel MOOD di Verrigni non è solo la pasta a fare da protagonista ma anche una serie di eccellenze agroalimentari abruzzesi legate a Verrigni da un patto solidale a vantaggio di chi ama le cose buone e fatte bene.

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Dall’olio extravergine d’oliva SOLAGNONE da leccina e tortiglione coltivate nell’Azienda Agricola di Francesca, la birra di farro e miele BIRROLO prodotta in esclusiva per Verrigni da Almond, le ormai dimenticate bottiglie di pomodoro, prodotto esattamente come si faceva un tempo con i dolci pomodori varietà pera d’Abruzzo, coltivati a Loreto Aprutino come il pregiato Tondino del Tavo autentico dall’Azienda Agricola di Fabio BELFIORE, fagiolo tondo a buccia sottilissima, pasta burrosa e sapore dolce e delicato.

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Il Tondino del Tavo fiorisce in piena estate, agosto inoltrato, per essere raccolto la prima decade di dicembre, tempo e umidità permettendo. Acqua del fiume Tavo e terreni collinosi fanno del Tondino del Tavo una vera eccellenza d’Abruzzo, non a caso da qualche anno è stata avviatala pratica per il riconoscimento della DOP. Raccolta, sgranatura e selezione avvengono rigorosamente a mano.

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Una full immersion nel VERRIGNIMOOD studiato nei minimi particolare da Francesca per regalare la gioia del condividere i sapori del suo Abruzzo: dalla pizzonta preparata dall’instancabile Assuntina, allo show cooking nella sua cucina con lo chef Daniele D’Alberto, co-titolare dei Ristorante BR1 Cultural Space a Montesilvano Colle.

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Perfetto lo Spaghettoro risottato all’ acqua di pomodoro, scampi e caprino, preparato in diretta ; dalla cucina alla taverna per la cena della tradizione: tante le chicche introvabili come il Pecorino di Farindola, fatto con caglio di maiale, la ventricina e il salame di fegato, frutto della ricerca di Luciano Passeri, pluripremiato campione della pizza, titolare della braceria gourmet di Sambuceto.

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Il delizioso timballo della tradizione preparato proprio da Francesca con le sue mani così come la pizza dolce al cioccolato e la prodigiosa genziana per digerire, gli spaghetti alla chitarra Verrigni con il sugo di pallottine amorevolmente cucinato da Marco Ricci blogger romano ma Teramano DOC e gli immancabili arrosticini cotti alla brace sulla canala, senza dimenticare i vini degli amici produttori Adriana e Fausto Galasso dell’Azienda Torre dei Beati, convertita al bio, di Loreto Aprutino: Trebbiano d’Abruzzo e Pecorino.

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Tra passeggiate nei campi, merende in campagna a base di saporosi fagioli Tondino del Tavo e bruschette al pomodoro,

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viaggi imprevisti in compagnia del prode autista Carlos, e una intera cena studiata su misura dallo chef Gianni Dezio nel suo locale bomboniera TostoBistro di Atri che ha visto protagonisti i prodotti firmati Verrigni, inclusi gli ultimi formati creati: pennotta e qubetto.

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Insomma un viaggio, questo primo VERRIGNITOUR che rifarei subito. Ma ora vado a scolare la pasta che a Francesca piace al dente.

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